NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Trapianto basato sull'evidenza Discussione e interpretazione dei risultati degli studi clinici sul trapianto nelle diverse patologie

Boost CD34+ fresco o congelato: it’s up to you

Il boost CD34+ da CSE criopreservate è ugualmente efficace nel trattamento della PGF. E’ quanto riportato sull’ultimo numero di BBMT dai colleghi di St.Louis

Varie opzioni sono disponibili ad oggi per la terapia della Poor Graft Function (PGF) e tra queste, il boost con CD34+ selezionate, somministrate in assenza di condizionamento e immunosoppressione, è uno dei più promettenti (1). Gli autori di questo paper riportano uno studio prospettico su 17 pazienti, più 9 arruolati retrospettivamente, i quali hanno presentato una PGF (n=16 PGF primaria e n=10 secondaria) trattata con boost CD34+. Tale boost è stato ottenuto dopo selezione positiva delle CD34+ di 3 tipologie di prodotto: a) CSE ottenute da nuova donazione dopo mobilizzazione con G-CSF e Plerixafor; b) CSE ottenute da nuova donazione dopo mobilizzazione con solo G-CSF; c) CSE criopreservate, ottenute in occasione della precedente donazione

Mentre il rendimento della selezione CD34+ e la quantità di CSE ottenute differisce molto tra le 3 suddette tipologie, ed in particolare tra fresco e congelato (rendimento: 66%, 69% e 28%; quantità CD34+: 10.9, 3.1 e 1.0 x 10e6 rispettivamente in a), b) e c)), l’efficacia clinica misurata in termini di risposta ematologica completa è stata di 61% dopo il fresco e 63% dopo il criopreservato, corroborando dati precedenti che non mostrano una correlazione tra la dose di CD34+ infuse col boost e la risposta (2,3). I pazienti appartenenti ai gruppi a), b) e c) sono rispettivamente n=9, n=9 e n=8. Purtroppo sono pochi i dettagli sulle circostanze della criopreservazione (quantità di CD34+, indicazioni al back-up, tipo di donatore, giorni di raccolta, etc…). 

Sebbene eseguito su piccoli numeri, il presente studio sottolinea l’efficacia del boost CD34+ ottenuto da CSE criopreservate. Tale evidenza è importante nella misura in cui esiste un rischio concreto di indisponibilità del donatore per una nuova stimolazione in caso di PGF. Gli autori non si sbilanciano sull’ipotesi di eseguire un back-up di CSE nei trapianti a rischio di sviluppare PGF.