Trattamento dell’anemia falciforme Oltreoceano: terapia genica e ruolo infermieristico in primo piano. Possiamo prendere spunto?

La nuova frontiera di cura dell’anemia falciforme è la terapia genica, che impiega le cellule
staminali dei pazienti come materiale di partenza per creare un prodotto cellulare modificato
geneticamente per correggere o sostituire la mutazione genica responsabile della malattia. Il
personale infermieristico svolge un ruolo chiave nella preparazione e nell’accompagnamento dei
pazienti e delle loro famiglie in questo lungo e impegnativo percorso di cura, come descritto in
questo interessante articolo americano.

Colleen H. Dansereau, MSN, RN, Clinical and Translational Investigation Program, Boston Children’s Hospital, Boston; Gene Therapy for Sickle Cell Disease; Journal of Pediatric Hematology/Oncology Nursing 1–8; 2026

Storicamente trattamenti e farmaci per le emoglobinopatie (come la drepanocitosi) si sono
focalizzati sul miglioramento della sintomatologia legata alla malattia, come dolore, anemia e
disfunzione d’organo. I recenti progressi nella ricerca terapeutica genica stanno cambiando il
panorama del trattamento, aprendo la strada per la cosiddetta medicina di precisione.
La drepanocitosi è una malattia del sangue ereditaria causata da una mutazione puntiforme nel gene
della subunità beta dell’emoglobina. Questa mutazione causa la produzione di emoglobina S (HbS)
invece dell’emoglobina A (HbA), come si verifica normalmente. L’emoglobina S modifica la
struttura dei globuli rossi dandogli la caratteristica forma anomala di falce: a causa di questa, gli
eritrociti non riescono a passare facilmente dai vasi sanguigni, causando una compromissione della
perfusione e dell’ossigenazione tissutale che può provocare dolore vaso-occlusivo, infarto e danno
multiorgano.
Approcci per la cura della drepanocitosi si dividono in diverse categorie: terapeutici (idrossiurea e
trasfusioni di sangue), gestione dei sintomi (mediante l’impiego di stupefacenti e FANS per il
trattamento delle crisi vaso-occlusive) e terapie di recente sviluppo (inibitori come Voxelotor,
anticorpi monoclonali come Crizanlizumab e aminoacidi come L-glutamina). Negli ultimi anni è,
però, la terapia genica che si sta affermando nel trattamento della patologia: nel 2023 la FDA (Food
and Drug Administration) ha approvato due prodotti di terapia genica, ottenendo ottimi risultati
nella cura della patologia.

La terapia genica si avvale delle cellule staminali del paziente come materia prima per creare un
prodotto geneticamente modificato e specifico per il paziente al fine di correggere o sostituire la
mutazione genica che causa la malattia.

Due sono gli approcci di trattamento nella terapia genica per la drepanocitosi: addizione
genica/trasferimento genico e modifica genetica (editing), che include il silenziamento e la modifica
delle basi.
Nel dicembre 2023 due terapie geniche sono state approvate dall’FDA per pazienti con età
superiore a 12 anni: Lyfgenia (lovotibeglogene autotemcel) una terapia genica che utilizza la
strategia di addizione genica mediante un vettore virale che aggiunge una copia funzionale del gene
betaglobina (Bluebird Bio, 2023); Casgevy (exagamglogene autotemcel) una terapia genica che usa
l’editing genico per silenziare il gene BCL11A inducendo la persistenza o la riattivazione di
emoglobina fetale nell’adulto e riducendo, di conseguenza, la produzione di emoglobina S (Vertex,
2023).
Il Boston Children’s Hospital (MA, USA), designato nel dicembre 2023 come centro di trattamento
qualificato (QTC) per l’impiego di Lyfgenia e Casgevy, ha trattato un totale di 17 pazienti, tra 7 e
35 anni di entrambi i sessi, in 2 trial clinici, 10 in uno studio pilota di Fase 1 oramai completo, 7 in
uno studio multicentrico di fase 2 tutt’ora in corso. I dati finali riportano che i primi sei pazienti
trattati nello studio pilota di Fase 1, a 6 mesi post trattamento, hanno raggiunto l’attecchimento
completo e hanno dimostrato una stabile induzione dell’emoglobina fetale. Nessuno dei pazienti ha
avuto effetti collaterali o eventi avversi correlati ai prodotti della terapia genica. Tutti i 7 pazienti
arruolati nello studio di Fase 2 hanno ricevuto l’infusione ma i dati sull’efficacia sono ancora in
attesa di analisi.

Il percorso della terapia genica è un processo complesso multifase e multidisciplinare, che richiede
l’adesione del paziente a tutti gli step previsti dal trattamento: presentazione e valutazione della
terapia, pianificazione della terapia trasfusionale, mobilizzazione e raccolta aferetica, produzione
della modifica genetica, condizionamento con farmaci chemioterapici, infusione della terapia
genica, dimissione e follow-up.
La figura infermieristica svolge un ruolo fondamentale nella cura dei pazienti che ricevono questi
trattamenti, dal facilitare la comprensione delle diverse tecnologie e meccanismi di attività alla base
della terapia genica cui sono sottoposti, allo stretto coordinamento delle cure (monitoraggio e
valutazione pre e post terapia), all’importante supporto durante tutti gli step di trattamento, incluso
il follow up, nonché alle valutazioni di indicatori di una buona qualità di vita, come la scuola, il
lavoro, e altre attività quotidiane.
Al Boston Children Hospital di Boston l’esperienza educazionale di pazienti e famiglie si avvale di
un approccio graduale del consenso al trattamento. Si parte con incontri informativi iniziali per
discutere una panoramica del trattamento e una revisione delle alternative (l’allotrapianto o il
trattamento farmacologico). A questo seguono incontri per descrivere il piano di trattamento, i
rischi e i benefici più nel dettaglio, oltre ad affrontare l’annosa questione del costo del percorso,
perché l’accesso a queste cure innovative può rivelarsi impegnativo per molti pazienti (gli
spostamenti necessari, gli alloggi, le assicurazioni sanitarie private o governative, lo status
occupazionale).
Questo approccio offre al paziente e alle famiglie l’opportunità di metabolizzare l’informazione, di
riflettere e di avere tempo per formulare domande da porre. Queste visite si concludono con il
consenso al trattamento se il paziente decide di accettare.

  • A cura di
    Chiara Polano, AOU Meyer IRCCS, Firenze, CIC GITMO in collaborazione con Valentina De Cecco
  • Pubblicato
    27 Aprile 2026