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Il punto di vista degli infermieridocumenti di aggiornamento su tematiche di assistenza infermieristica ed etica sanitariao

L’UTILIZZO DELL’AUTOEFFICACIA NELLA GESTIONE DEL DOLORE: ALTERNATIVA POSSIBILE?

Il dolore è un’evenienza comune, che molti pazienti sottoposti a TCSE sperimentano. Esso può essere correlato ad esperienze negative, sperimentate con i trattamenti precedenti al Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche (TCSE) e  può durare per anni dopo il TCSE, mettendo a rischio la qualità di vita dei pazienti. Quindi, gli autori hanno voluto indagare se la teoria dell’auto-efficacia impatti sulla qualità di vita dei pazienti  durante il primo anno successivo al TCSE, attraverso uno studio osservazionale longitudinale progettato per esaminare l'esperienza dei pazienti  mediate compilazione di questionari  pre e post trapianto.

Il primo a parlare di autoefficacia o self-efficacy è lo psicologo canadese Albert Bandura, che nel 1977 la definì come un insieme di “convinzioni circa le proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati”.

Lo studio ha coinvolto 261 pazienti, i quali hanno provveduto alla compilazione di questionari di valutazione in fase pre-trapianto, alla dimissione ed a 3-6-12 mesi dal TCSE. L’indagine ha preso in considerazione 4 variabili:

- Sociodemografica e clinica

- Dolore

- Autoefficacia

- Qualità di vita (benessere fisico, emotivo, sociale e funzionale)

Lo studio mette in evidenza come una più attenta valutazione del dolore nel periodo precedente al trapianto potrebbe essere utile ad individuare i pazienti potenzialmente a rischio di sviluppare dolore persistente, che di conseguenza andrebbe a peggiorare la qualità di vita dopo il trapianto.

Parallelamente, la scoperta più interessante che si evince dallo studio è la relazione che esiste tra autoefficacia della malattia cronica e qualità di vita; infatti, un maggior controllo nella gestione della malattia nel periodo pre-trapianto si traduce con una migliore qualità di vita nel post-trapianto.

E’ curioso notare che pazienti con scarsa autoefficacia, secondo i risultati dello studio, hanno avuto un peggioramento delle condizioni psicofisiche nell’anno successivo al TCSE, nonostante il controllo del dolore nel periodo pre-trapianto. Questo interessante dato, dimostra come l’autoefficacia possa contribuire opportunamente alla qualità di vita dei pazienti sottoposti a TCSE e, quindi, anche al controllo del dolore.

Come suggeriscono gli autori, è necessario identificare precocemente i pazienti con bassa autoefficacia nel periodo pre-trapianto, provvedendo a riconoscere e potenziare gli aspetti educativi e le strategie assistenziali.

Il fine ultimo, come anticipato, è quello di produrre un aumento dell’autoefficacia durante i mesi successivi al TCSE, attraverso interventi quali:

    • l’assegnazione di compiti di autogestione nella risoluzione dei problemi
    • l’utilizzo di mezzi sanitari tecnologici quali tablet, per poter facilitare l’accessibilità ai servizi