NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Dalla parte del donatoreLe principali novità riguardanti le varie fasi della donazione, dalla selezione del donatore alla mobilizzazione e raccolta di CSE, sia in ambito autologo che allogenico

Il DPB1 come indicatore di identità aplotipica

Il registro finlandese mostra come una buona percentuale di 10/10 nazionali siano anche DPB1-matched rispetto ai 10/10 prevenienti da registri esteri  

A seguito del debole linkage disequilibrium tra i loci DQ e DP, molti donatori 10/10-matched sono DPB1-mismatched. Tuttavia, quando donatore e ricevente condividono il o gli aplotipi, anche il DPB1 è matched; è questo è quanto più probabile tanto più si tratta di aplotipi comuni nella popolazione di riferimento. In quest'analisi recentemente pubblicata su BBMT (1), gli autori mostrano come il DPB1 possa rappresentare un "marcatore" di identità aplotipica 

Tramite la ricostruzione ipotetica degli aplotipi a partire dalle tipizzazioni ai 6 loci, gli autori identificano gli aplotipi maggiormente rappresentati nella popolazione finlandese, considerata isolata dal punto di vista immunogenetico e con caratteristiche HLA peculiari (2,3). A conferma di ciò, dai dati pubblicati si ottiene che ben il 41% dei donatori finlandesi 10/10 sono anche DPB1-matched (e cioè 12/12), vs. solo il 24.9% dei 10/10 provenienti da registri esteri

In un contesto relativamente piccolo ed omogeneo come quello qui descritto, gli autori mostrano che i donatori nazionali 10/10-matched sono più simili ai riceventi rispetto ai 10/10-matched provenienti da registri esteri. Sebbene le implicazioni sulla sopravvivenza dei pazienti non siano riportate nel presente studio, i dati qui pubblicati indicano la rilevanza potenziale della ricerca dell'aplotipo, oltre il matching HLA fenotipico