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Medicina traslazionale e trapianto Le novità della medicina di base (genetica, immunologia, ecc.) che cambieranno la futura pratica clinica nel trapianto

Linfociti T all’attacco

van der Lee et al. presentano un nuovo approccio terapeutico per il trattamento della Leucemia Mieloide Acuta grazie all’impiego di linfociti T ingegnerizzati.

van der Lee D. et al. JCI, 2019

La Leucemia Mieloide Acuta (AML), nonostante i miglioramenti terapeutici, è una patologia caratterizzata da un alto tasso di mortalità. Il TMO, sebbene rappresenti uno dei principali approcci terapeutici, ha permesso solo in parte di aumentare la survival dei pazienti. L’utilizzo della terapia cellulare, sebbene promettente, in questo ambito non ha ancora dato i frutti sperati, soprattutto per la mancanza di potenziali antigeni bersaglio. Inoltre, i neoantigeni presenti nell’AML spesso derivano da mutazioni paziente-specifiche, non utili al fine di una terapia cellulare su larga scala.

In questo articolo, van der Lee et al. identificano nucleofosmina-1, un neoantigene presente in circa il 30-35% delle AML, che rappresenta un potenziale target per un terapia cellulare con linfociti T.

Nell’AML, Nucleofosmina-1 presenta una caratteristica mutazione di 4 bp che dà luogo ad una nuova sequenza proteica e ad un nuovo peptide in grado di essere riconosciuto dai linfociti T. Gli Autori dimostrano come tale mutazione sia presente in circa il 30-35% di pazienti con AML. Utilizzando la sequenza del neo-peptide, gli Autori sono in grado di identificare e di isolare da donatori sani linfociti T tumore-specifici. Dopo aver espanso queste cellule in vitro, gli Autori risalgono alla sequenza specifica del T Cell Receptor e la clonano. Questo approccio consente loro, grazie all’utilizzo di un vettore virale, di poter generare in vitro nuovi linfociti T con un TCR anti-nucleofosmina-1. Queste cellule riconoscono ed uccidono efficientemente in vitro blasti primari di AML. Infine, gli Autori utilizzano un modello murino di AML in cui inoculano i linfociti T anti-nucleofosmina-1, dimostrando come tali cellule siano in grado di riconoscere ed uccidere il tumore anche in vivo, migliorando la sopravvivenza dell’animale.

L’AML è una malattia ancora oggi gravata da un’alta mortalità. La terapia cellulare per il trattamento dell’AML è ancora frenata dalla mancanza di possibili antigeni validi. In questo lavoro, van der Lee et al. dimostrano come sia possibile generare in vitro linfociti T anti-nucleofosmina-1 e come tali cellule sia efficienti nel riconoscere ed uccidere le cellule tumorali. Con le dovute cautele, questo studio presenta una nuova ed interessante prospettiva terapeutica per i pazienti AML.